SPD a congresso a Bonn per il voto sulla Grosse Koalition. Netto no degli Jusos

600 i delegati riuniti a Bonn SPD per decidere se accettare la proposta di Schulz di dare il via libera alle trattative ufficiali con l’Unione per la riedizione della Groko a guida Merkel. Contrari i giovani socialisti con la loro campagna “#No GroKo”

di Massimo Demontis

 

Kevin Kühnert, berlinese, 28 anni, è il segretario della Jusos, l’organizzazione dei giovani socialisti dell’SPD ed è l’uomo politico del momento in Germania, il più citato e intervistato da tutti i media.

Noto sino a pochi mesi fa nella sola SPD di Berlino, lo sbarbatello Kevin, la faccia da ragazzino, il ribelle, come lo ha definito Bild online, è diventato in poco tempo uno dei politici più noti in Germania.

Kuehnert Kevin

Kühnert e la sua organizzazione si sono dati un obiettivo preciso: affondare la GroKo, la grande coalizione tra CDU, CSU e SPD. Un compito enorme, quasi impossibile, una battaglia persa in partenza visti i numerosi e potenti amici su cui può contare la riedizione della grande coalizione a guida Merkel. A cominciare dal presidente della Repubblica federale Frank-Walter Steinmeier, socialdemocratico anche lui, senza tessera.

Per raggiungere l’ambizioso obiettivo gli Jusos hanno lanciato una campagna in grande stile, la “No Groko, per un vero cambiamento”.

In pieno Sturm und Drang politico, Kühnert e i suoi sanno che per avere un barlume di possibilità di stoppare la Groko devono mobilitare tutti gli iscritti SPD e soprattutto convincere i delegati al congresso di domenica 21 gennaio a Bonn- chiamati a dare il via libera alle trattative ufficiali per la formazione del nuovo governo – a votare contro.

A Bonn i 600 delegati al congresso SPD non decideranno il futuro della Germania. La corazzata economica tedesca naviga in ottime acque, i libri degli ordini delle aziende sono pieni, tutti gli indicatori economici e finanziari volgono al bello e narrano di un altro anno di crescita. Insomma tutto si regge. Eppure di problemi la Germania ne ha e ne ha tanti. Dal dilagare della povertà, alla forbice tra ricchi e poveri che diventa sempre più ampia, alle scuole e infrastrutture fatiscenti, alla carenza di alloggi, alla speculazione immobiliare, alla sanità a doppia velocità, agli stipendi che non crescono o crescono troppo poco, ai grandi patrimoni intoccabili.

No, il congresso di Bonn di domani non deciderà le sorti della Germania. Deciderà il futuro del partito socialdemocratico. E non è una cosa da poco per una democrazia occidentale. Una riedizione della Groko potrebbe datare il suicidio politico dell’SPD. E gli attuali sondaggi ne danno un primo assaggio. L’SPD è al 18-20 per cento ed è visto come partito uscito perdente dalle pre-trattative che hanno preceduto le trattative ufficiali. È proprio quello che sostengono i giovani socialisti: la Groko significa la morte politica del partito sotto le ali soffocanti della Merkel.

Per gli Jusos non basta una mini spolverata di stato sociale a convincere l’elettorato socialdemocratico che il partito è uscito vincente dalle pre-trattative, come affermano Schulz e Nahles. Non basta dire di aver ottenuto dall’Unione tutto ciò che si poteva ottenere e anche di più. Gli Jusos e la base SPD sono convinti che si tratti solo di show e che qualche notabile del partito abbia ancora una gran voglia di guidare un minitero. Gli Jusos sono convinti che da una nuova Groko l’SPD ne uscirebbe a pezzi e che le pre-trattative non fanno che confermarlo. Per Kühnert, Schulz e compagni non sono riusciti a imporre all’Unione alcuni punti essenziali del programma del partito quali l’abolizione del licenziamento senza giusta causa nei contratti a tempo determinato, l’eliminazione dell’assicurazione sanitaria privata, tasse più elevate per i redditi più alti (come ai tempi di Helmut Kohl), la patrimoniale. Al centro del ragionamento dei giovani socialisti non c’è una battaglia generazionale, giovani contro vecchi, o la voglia di mandare a casa alcuni volti noti del partito. Agli Jusos interessa innanzitutto il futuro dell’SPD. E il futuro va costruito fuori dalla Groko.

Gli Jusos chiedono un nuovo inizio, nuove prospettive politiche, fondate su un programma ben definito e sul mantenimento della parola data agli elettori, senza giravolte di sorta. “Abbiamo bisogno di una visione e di una società migliore” scrivono i giovani socialisti.

La tensione nell’SPD è altissima. Tutti i notabili del partito, da Schulz a Nahles (capogruppo in Parlamento), da Gabriel (ex presidente del partito e ministro degli Esteri in carica per gli affari correnti) a Scholz (sindaco di Amburgo) sono nervosi e non fanno nulla per nasconderlo. Le potenti organizzazioni regionali del Nordeno-Westfalia e dell’Assia chiedono un “ritocco” del programma di governo uscito dalle pre-trattative, quelle delle Bassa Sassonia e dell’Assia sono favorevoli alla Groko. Favorevoli anche alcuni governatori SPD come Malu Dreier (Rheinland-Pfalz) e Stephan Weil (Bassa Sassonia). Le organizzazioni regionali della Turingia, della Sassonia-Anhalt e di Berlino, rispettivamente 7, 6 e 23 delegati da inviare a Bonn, hanno invece votato contro la riedizione della Groko.

Kühnert sa che l’affossamento della grande coalizione compoterebbe come naturale conseguenza le dimissioni del segretario SPD Martin Schulz e, quasi certamente, salvo un nuovo ed improbabile tentativo di mettere in piedi una colazione Giamaica, nuove elezioni politiche. Il giovane segretario degli Jusos sa anche che andare al voto senza un profondo rinnovamento nel programma dell’SPD, senza fare i conti con il passato dell’era Schröeder e della sua Agenda 2010 e senza una prospettiva di cambiamento radicale, potrebbe costare al partito la perdita di qualche punto percentuale e di spazi di potere.

Si tratta però di un prezzo che gli Jusos sono disposti a pagare. L’alternativa è la “morte politica” del partito, lo scivolamento inarrestabile nella marginalità politica, il rischio di fare la fine dei socialisti francesi e spagnoli.

Il no degli Jusos alla grande coalizione va visto come tentativo di rilanciare la socialdemocrazia tedesca e di dare il la alla fine dell’era Merkel. Per Kühnert già le urne il 24 settembre scorso avevano decretato la fine della Groko e lanciato un pesante avvertimento all’SPD. La stesso Schulz e la Nahles a urne chiuse e nelle settimane successive avevano a più riprese dichiarato la Groko come morta e sepolta. Schulz si era presentato dinanzi alle telecamere dicendo che mai sarebbe diventato ministro in un governo Merkel e che il compito dell’SPD era di guidare l’opposizione per non lasciarla in mano a Alternative für Deutschland. Decisione questa duramente criticata dalla destra interna e da uomini di primo piano del partito perché giudicata troppo affrettata. E tuttavia ribadita a più riprese sia da Schulz sia dalla Nahles.

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Il resto sono fatti noti. Fallito il tentativo di mettere in piedi un governo Giamaica, la pressione nei confronti di Schulz per serdersi al tavolo delle pre-trattative con l’Unione (CDU e CSU) è andata via via crescendo, sotto la regia del presidente della Repubblica e dell’ala destra del partito.

Il niet forte e deciso alla Groko è stato trasformato in un sì altrettanto convinto. Senza alcun pudore di perdere la faccia dinanzi ai propri iscritti e dinanzi all’elettorato, Schulz e Nahles hanno mandato in scena una giravolta a 360 gradi sedendosi al tavolo delle pre-trattative per mettere nero su bianco alcuni punti di un eventuale accordo di governo con la Merkel da sottoporre ai delegati del partito nel congresso straordinario di Bonn di domani. C’è chi sostiene che il voltafaccia di Schulz sia stato dettato non solo dalle pressioni del presidente Steinmaier, della destra interna e dei “grandi” del partito, bensì anche da un interesse personale e di prospettive politiche. Il ragionamnto non è lontano dal vero. Con la sua decisione Schulz ha riaperto una porta anche a se stesso nel caso in cui nel partito le cose si mettessero male, si è dato una via d’uscita di sopravvivenza politica.

La scelta favorevole alle trattative con la Merkel delle organizzazioni regionali SPD più forti numericamente lascia intendere che domani a Bonn Schulz tirerà un sopsiro di sollievo. Non si possono comunque escludere soprese dell’ultima ora. La palla poi dovrebbe passare nelle mani della base SPD per la decisione finale. Groko sì o Groko no il redde rationem nel partito socialdemocratico di Germania è iniziato.

Ad averlo capito sono Oscar Lafontaine e Sahra Wagenknecht (Die Linke) che in questi giorni hanno lanciato l’idea di un nuovo movimento di sinistra, sull’esempio di Podemos e di la France insoumise, come sommatoria di elettori e simpatizzanti del partito Die Linke, SPD e dei Grünen e degli scontenti di sinistra.

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