Martin Schulz sotto pressione. Il dubbio amletico dell’SPD, grande coalizione sì o no

Ore difficili per Martin Schulz. Nonostante i ripetuto no del SPD, aumentano le pressioni per una riedizione della grande coalizione

di Massimo Demontis

Sono ore difficili per il presidente del partito socialdemocratico Martin Schulz, sotto fuoco nemico e, soprattutto accerchiato dal fuoco amico. Quanto ancora potrà resistere Schulz nel ribadire il suo niet a resuscitare la grande coalizione con l’Unione (CDU e CSU)?

La sera del 24 settembre scorso, commentando nella Willy Brandt Haus, sede nazionale dell’SPD, la pesante sconfitta elettorale del suo partito alle elezioni politiche, Martin Schulz disse in modo netto e deciso che l’SPD non era disponibile per un nuovo governo con CDU e CSU. Schulz disse anche che il segnale dato dagli elettori era inequivocabile e che il partito sarebbe andato all’opposizione, traendo le logiche conseguenze dalla sonora bocciatura subita dalla grande coalizione.

Duramente criticato e accusato di irresponsabilità per questa sua decisione da cristiano-democratici, cristiano-sociali, verdi e liberali, Schulz aggiunse che l’SPD non poteva lasciare l’opposizione in parlamento in mano a Alternative für Deutschland (AfD) e che gli elettori avevano deciso che la responsabilità di formare il nuovo governo era nelle mani dell’Unione, dei Grünen e dell’FDP. Nelle settimane successive, sia Schulz sia la nuova segretaria generale del partito e ex ministra del Lavoro Andrea Nahles avevano più volte ribadito il loro a una riedizione della grande coalizione.

Fallito il tentativo di Unione, Grünen (verdi) e liberali (FDP) di formare un governo Giamaica, l’SPD è scosso violentemente dal dubbio amletico governo di grande coalizione sì o no. In queste ore vacilla fortemente il niet di Schulz a un nuovo impegno di governo. E non solo a causa del fuoco nemico. Perché se è chiaro che, Merkel in primis, CDU e CSU, usciti ridimensionati dalle elezioni di settembre, hanno tutto l’interesse a fare in modo che Schulz si rimangi quel no netto e deciso per sedersi al tavolo delle trattative, forse meno comprensibile, ma non del tutto inatteso è il fuoco amico.

Poche ore dopo il fallimento dell’operazione Giamaica, deciso a tenere ferma la barra del timone, Schulz faceva sapere ancora una volta che l’SPD non solo non è disponibile per una grande coalizione, ma nemmeno a tollerare un governo di minoranza a guida Unione e di non aver pausa di nuove elezioni.

Affondate dal presidente dei liberali Christian Lindner le trattative per un governo Giamaica e profilatosi lo spauracchio di nuove elezioni, poco dopo cominciava il “fuoco amico”. Il presidente della Repubblica, anche lui socialdemocratico (ora senza tessera), Frank-Walter Steinmeier lanciava un appello a tutti i partiti dichiarando in una conferenza stampa che “chi nelle elezioni si candida all’assunzione di responsabilità politica, non può sottrarsene quando ce l’ha in mano”. La dichiarazione di Steinmeier è suonata subito se non come un vero e proprio monito al presidente dell’SPD almeno come un rabbuffo, un richiamo all’ordine.

Ad aumentare la pressione su Schulz e su tutto l’SPD, subito dopo Steinmeier, ci hanno pensato il portavoce della destra interna del partito Johannes Kahrs, il presidente del gruppo vicino agli industriali Michael Frenzel e l’ex presidente del partito (1991-1993) Björn Engholm, unanimi nel criticare pubblicamente il netto no di Schulz alla grande coalizione. Secondo voci giornalistiche, pare che nella seduta del gruppo parlamentare SPD di lunedì scorso un gruppo di deputati abbia dato libero sfogo alla propria rabbia contro “la linea dell’ostinazione” di Schulz perché in caso di nuove elezioni potrebbero perdere il mandato conquistato con difficoltà.

Il presidente della Repubblica federale tedesca
Il presidente della Repubblica federale

Giovedì il presidente della Repubblica, nell’ambito del giro di consultazioni avviato per evitare il ricorso alle urne, dopo avere già incontrato i verdi, i liberali e i cristiano-sociali, incontrerà Martin Schulz. Christian Lindner ha ribadito a Steinmeier il suo no alla ripresa delle trattative per un governo Giamaica. Ora è forte l’attesa per quello che si diranno giovedì Steinmeier e Schulz, soprattutto dopo l’appello del presidente della Repubblica alla responsabilità dei partiti, appello che è apparso come un invito all’SPD a sedersi al tavolo delle trattative per un governo con l’Unione. Intanto si fanno sempre più insistenti le voci che alla fine Schulz cederà e che si andrà o a una nuovo edizione della GroKo, la Grosse Koalition, o a un governo di minoranza dell’Unione sostenuto o tollerato dall’SPD.

La base SPD, a differenza di dirigenti e deputati, sembra avere le idee chiare e chiede di mantenere saldamente la barra del timone in direzione opposizione. Nei prossimi giorni si vedrà quale sarà il peso che ha la base e quello che hanno gli appelli di Steinmeier, dei notabili e dei deputati del partito nella scelta della linea politica dei socialdemocratici.

Le prossime ore potrebbero anche segnare il destino di Martin Schulz come presidente dell’SPD. Schulz vuole ricandidarsi alla guida del partito e ha bisogno del sostegno di dirigenti e deputati, ma non può perdere la faccia dinanzi alla base. Non è escluso che alla fine dei giochi il suo niet gli sia fatale e lo porti alle dimissioni da presidente del partito.

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