Berlino: l’attacco e l’offesa di Peter Tauber ai mini-jobber. Milioni di lavoratori a rischio povertà

di Massimo Demontis

L’arrogante tweet di tre giorni fa del segretario generale della CDU Peter Tauber ha sollevato in Germania un’ondata di indignazione.

Tauber si è espresso in modo spregiativo nei riguardi dei mini-jobber, delle persone impiegate in lavori precari, lavori per i quali è stabilito per legge un limite al guadagno, ad esempio i famigerati 450 euro, e un limite alle ore lavorative.

“Se ha imparato qualcosa di buono, non ha bisogno di tre mini-jobs” ha tweettato Tauber in risposta a chi gli chiedeva se avesse bisogno di tre mini-jobs per campare.

 

Peter Tauber, segretario generale della CDU

In Germania il ruolo di segretario generale di partito non corrisonde a quello che hanno in Italia Renzi, Salvini, Berlusconi. La figura tedesca corrispondente a quella di segretario di un partito italiano è quella di presidente del partito, ad esempio la Merkel, Martin Schulz (SPD), Christian Lindner (FDP).

L’antefatto

In un tweet di presentazione della campagna elettorale e del programma dell’Unione (CDU e CSU) per le elezioni politiche di settembre, Tauber ha scritto che “la piena occupazione è molto meglio dell’equità sociale”, con evidente riferimento rispettivamente al proprio programma e a quello della SPD. L’Unione promette la piena occupazione entro il 2025 e “benessere e sicurezza” narrando i successi dei governi Merkel e il miracolo economico della Germania. Né Tauber, né l’Unione, parlano dell’allargarsi della forbice tra ricchi e poveri, del numero crescente di bambini poveri, della concentrazione di potere e risorse nelle mani di pochi, degli stipendi megamilionari dei soliti noti, di chi è costretto ad avere due e/o tre lavori per mettere assieme 1000 euro, dei salti mortali e dei sacrifici che devono fare tante donne per la famiglia e per i figli, sottopagate e discriminate rispetto agli uomini. Tacciono Tauber e l’Unione sulle statitiche “taroccate” che narrano di tassi di disoccupazione da favola, sugli stipendi da 1000 euro, su chi ha un lavoro a tempo pieno e tuttavia non ce la fa, sui contratti precari.

Rispondendo in modo serio e con una punta di ironia, una persona ha chiesto a Tauber se quello che aveva scritto nel suo tweet significasse per lui “avere 3 mini-jobs”. Come dire, è questa la piena occupazione di cui parla l’Unione? Lavori precari e mal pagati?

Dall’alto del suo scranno dorato e sicuro il segretario generale della CDU ha risposto pontificando che “se ha imparato qualcosa di buono, non ha bisogno di tre mini-jobs”.

Da lì è scattato lo shitstorm contro Peter Tauber con un gran numero di “stronzo”, di “ma dove vivi”, “ ti sei squalificato dal punto di vista politico e umano, “avulso dalla realtà, “una buona formazione non mette al riparo dai lavori mal pagati”, “un educatore del nostro asilo deve lavorare anche come cassiere per arrivare a fine mese”, “signor Tauber, lavoro in un Jobcenter (un’istituzione dell’Agenzia federale per il lavoro, ndr), la invito cordialmente a discutere questa sua opinione con gli Aufstockern” (chi chiede aiuto economico al Jobcenter perché nonostante abbia un lavoro a tempo pieno non riesce ad arrivare a fine mese e a pagare le bollette, ndr), “simpatico il signor Tauber, ci sono persone con alta formazione prefessionale che pure fanno lavori di me…”, “la CDU si è smacherata da sola, neoliberale, disprezza le persone con lavori precari”, “se questi sono cristiani”.

Il tweet di Tauber non è solo arrogante, non tocca soltanto vette di indecenza difficilmente raggiungibili perché ferisce e tratta in modo spregitaivo migliaia di lavoratori, nonostante le scuse dell’ultima ora.

La dichiarazione del segretario generale della CDU è molto di più perché la dice lunga su quello che pensa l’Unione, su quello che pensano certi potenti come Tauber, tanti purtroppo, anche cristiani, della gente semplice, dei lavoratori semplici, di chi si spezza la schiena tutti i giorni e si fa in quattro per tirare avanti con i mini-jobs e anche con lavori a tempo pieno.

“Arm trotz Arbeit” recita uno slogan del sindacato ver.di, “ho un lavoro e sono povero” perché con quello che si guadagna oggi non si può più vivere. Forse è questo il miracolo economico di cui parla l’Unione, la promessa della piena occupazione, l’eldorado della Germania merkeliana. La realtà è ben diversa e ci sbatte in faccia dati reali e tragedie quotidiane. Uno studio della Fondazione Hans-Böckler ci dice che la povertà di chi lavora in Germania è cresciuta come in nessun altro stato europeo e che sono 4 milioni i lavoratori a rischio povertà nonostante appunto abbiano un lavoro.

C’è qualcosa che non funziona nell’Europa dei Junker, delle Merkel, dei Macron, dei Gentiloni, della Troika, dei G20, G8, G7 e GX, nell’Europa autoreferenziale dei potenti di turno, nell’Europa turbocapitalista, nell’Europa in cui una grande multinazionale dell’auto ammorba l’aria violando le leggi e nessuno paga e fa pagare il conto, nell’Europa degli stipendi multimilionari di manager turboegoisti che guadagnano sino a 600 volte quello che guadagnano i loro dipendenti.

C’è bisogno di un cambiamento di rotta radicale in quest’Europa!

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