Intervista all’artista italiano Enrico Pietracci. La sua mostra “Auflösungen” è visitabile al Private Office sino al 15 luglio


di Debora Aversente

 

Fino al 15 luglio il Private Office di Berlino nella Marburgerstaße 2 ospita una mostra di una indomita forza espressiva. Le opere in esposizione sono di un artista italiano che da 22 anni ha scelto Berlino come luogo in cui esprimere il suo talento artistico: Enrico Pietracci.

Le sue creazioni sono il frutto di una sperimentazione continua, il cui filo conduttore è la ricerca dell’eterno femminile. Pietracci non sacrifica all’arte il corpo della donna con l’imposizione della staticità. Lo lascia libero di esprimersi nel movimento, con la sua pura energia vitale e bellezza.  Disegni e foto in esposizione costituiscono le tracce, il ciò che resta, dell’incontro tra arte visuale e danza. Durante il Finissagge, che venerdì 15 luglio dalle ore 18 chiuderà la mostra, saranno proiettate immagini delle performances.

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Auflösungen è il nome della tua attuale esposizione. Cosa intendi con “dissoluzioni”?

È la dissoluzione della forma, di ciò che è compatto. Con il movimento (la danza) tanto il corpo della modella, quanto la linea del disegno si traformano. Perdono i loro statici confini e, appunto, si dissolvono. Il corpo della ballerina non lo puoi fermare, è imprevedibile. È così il mio disegno in tempo reale. La mia mano sul foglio si muove in maniera inattesa ed evanescente, perchè segue il suo movimento. Lo stesso discorso si ripete quando sostituisco al disegno la macchina fotografica. La seguo con l’obiettivo, uso un’esposizione lunga della camera. E nel suo movimento il suo corpo si dissolve.

 

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Dal disegno statico a quello dinamico…

Ho iniziato nel 2002, a fare disegno dal vero. Disegnando ci si rende conto che quello che si ha davanti è un soggetto vivente. Ha in sé infinite possibilità. Perché allora congelarlo in un oggetto statico? Così ho inziato a far muovere le modelle.  Il movimento è sempre destabilizzante per un artista perché non riesci a portare a termine il tuo disegno, devi ricominciare, sempre di nuovo, da capo. Questo scompagina l’idea tradizionale di pittura statica.

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Le performances rivestono una parte molto importante nel tuo lavoro. La sola arte visuale non ti bastava più?

Esatto, le performances sono arrivate in seguito. L’idea è venuta da una modella. Le modelle vengono sempre da ambienti dinamici. Sono spesso ballerine, e fanno teatro, perciò sono abituate ad avere un contatto diretto con il pubblico. Mi hanno proposto di realizzare qualcosa insieme. Io che ero già alla ricerca di un nuovo mezzo di espressione mi sono subito lanciato in questa nuovo esperiemento. L’attività del pittore è solitaria. Volevo vivere una nuova espereinza che mi permettesse di avere un riscontro diretto con il pubblico. Le performances sono un approdo quasi naturale per un artista, durante le quali c’è un costante scambio fra l’artista e la ballerina. Ne nasce una nuova forma di espressione fra pittura e danza. Tutto sotto il segno dell’improvvisazione. È un avvicinarsi e armonizzarsi dei poli opposti.

Cosa ti affiscina di più nell’arte?

L’Alchimia. L’Alchimista non è colui che ha semplicemente a che fare con sostanze chimiche. La magia nell’Alchimia sta nella metamorfosi. Sperimendando nuove formule, nuovi dosaggi, cambia la materia. E se la materia cambia, lo spirito cambia con essa. L’artista è come l’alchimista. Ripete lo stesso tema, uno, due, tre, infinite volte. Con sempre nuove e inaspettate varianti.  Fino all’esaltazione del sublime.

Quanto influisce nel tuo lavoro l’ambiente che ti circonda? Che cosa significa essere un artista a Berlino o esserlo in Italia?

In Italia non ero un artista. Mi occupavo di grafica e scenografia. Ho iniziato qui il mio percorso indipendente di arti visuali. Probabilmente è Berlino che ispira. È una città così ricca di stimoli e di ambienti multiculturali. All’epoca è stata il crocevia per molti alternativi. C’erano le comuni, non c’era l’obbligo del servizio militare e si viveva con poco. Poteva giovarsi di questo chi aveva il coraggio di vivere in una città che per tanto tempo era stata rinchiusa tra i confini di un muro e che ancora portava ben visibili i segni della distruzione.

Progetti futuri?

Sì. Dall’11 agosto al 9 settembre si terrà una nuova esposizione alla Fotogalerie Friedrichshain. Ho a disposizione una superficie piuttosto ampia. Oltre alle foto che attualmente sono esposte nel Vernissage, porterò i miei nuovi lavori. In più l’11, giorno di apertura del Vernissage, è prevista una  performance.

Poi voglio ritornare al mio lavoro di pittura con il metodo blow-up. Parto da alcune vecchie foto trovate al mercatino delle pulici, le ingrandisco e poi le riproduco su tela. Amo definire questo procedimento Urbane Archäologie. Una sorta di citazione e riattualizzazione del passato.

 

Karte webFINISSAGE

Foto per gentile concessione di Enrico Pietracci

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